Ipotermia terapeutica per neonati

L’ipotermia terapeutica consiste nel raffreddamento corporeo graduale del neonato che ha sofferto di mancanza di ossigeno alla nascita sviluppando una encefalopatia ipossico-ischemica.

Molti studi dimostrano che i bambini con tale lesione, quando trattati con ipotermia, hanno maggiori possibilità di sopravvivere senza riportare ulteriori danni e lesioni cerebrali permanenti. Il raffreddamento cerebrale controllato e graduale è efficace poiché altera i processi biochimici del cervello riducendo il metabolismo cellulare delle cellule danneggiate.

È importante somministrare ipotermia solo se il neonato soddisfa alcuni criteri e seguire attentamente il protocollo per evitare rischi.

Non solo il raffreddamento, ma anche il successivo riscaldamento deve avvenire con gradualità al fine di evitare una “lesione da riperfusione”, che si verifica quando il flusso di sangue e di ossigeno al cervello è ripristinato troppo rapidamente.

Nonostante l’ipotermia neonatale sia un trattamento ampiamente utilizzato per i neonati che soffrono di encefalopatia ipossico-ischemica, è importante che i medici seguano rigorosamente il procedimento di somministrazione per garantire l'efficacia della terapia ed evitare eventuali effetti indesiderati.

La mancata osservanza di queste procedure può rendere inutile il trattamento e causare ulteriori lesioni. In tal caso i genitori del neonato lesionato possono rivolgersi a legali esperti in danni da parto per ottenere un risarcimento.

Cos'è l’ipotermia?

Se il neonato ha sofferto privazione di ossigeno alla nascita e viene diagnosticata un'encefalopatia ipossico-ischemica, la terapia dell’ipotermia, chiamata anche terapia ipotermica o cooling cap o cold cap, può aiutarlo proteggendo il cervello da un peggioramento e da lesioni permanenti.

L’encefalopatia ipossico-ischemica può distruggere le cellule cerebrali causando danni permanenti e talvolta anche la morte, ma diversi studi hanno dimostrato che i bambini che hanno sofferto ipossia alla nascita, se successivamente trattati con ipotermia terapeutica, hanno maggiori possibilità di sopravvivere senza riportare lesioni cerebrali.

L’ipotermia come terapia consiste nella diminuzione controllata della temperatura cerebrale e corporea del neonato, così da alterare i processi biochimici del cervello riducendo il rischio di danni cerebrali permanenti.

Per quale danno è necessaria l’ipotermia?

Il neonato viene sottoposto a ipotermia se, avendo sofferto di asfissia alla nascita, ha riportato una lesione cerebrale chiamata encefalopatia ipossico-ischemica (da Encefalopatia: lesione del cervello, Ipossia: Mancanza di ossigeno, Ischemia: diminuzione del flusso sanguigno).

L’encefalopatia ipossico-ischemica può comportare seri danni cerebrali. Tra le cause  condizione della troviamo:

  • Problemi relativi all’utero: insufficienza uteroplacentare o rottura dell’utero
  • Problemi relativi alla placenta: insufficienza placentare, distacco, previa o preeclampsia
  • Problemi relativi al cordone ombelicale: compressione o prolasso del cordone ombelicale, cordone avvolto attorno al collo o nodo del cordone.
  • Parto ritardato: sofferenza fetale, mancato monitoraggio e diagnosi di anomalie della frequenza cardiaca, ritardo nel taglio cesareo d’urgenza, distocia della spalla (neonato bloccato nel canale del parto ed in sofferenza per mancanza di ossigeno)
  • Patologie materne: problemi nella coagulazione del sangue materno, emorragia materna, ipotensione (bassa pressione sanguigna)
  • Trauma durante il parto: danni da uso improprio della ventosa ostetrica o del forcipe, fratture del cranio, emorragia o sanguinamento cerebrale nel neonato

Entro quanto tempo deve essere iniziata l’ipotermia?

Se il neonato subisce encefalopatia ipossico-ischemica, l’ipotermia deve essere iniziata rapidamente, idealmente entro 6 ore dalla nascita, anche se alcune ricerche suggeriscono che può essere efficace sui neonati fino a 12 ore di vita.

Generalmente, prima viene avviata la terapia di raffreddamento, maggiori sono le possibilità di neuroprotezione (protezione del cervello) e minimizzazione di lesioni gravi e permanenti.

Mentre le linee guida su entro quanto effettuare ipotermia su un neonato in ipossia possono variare da ospedale a ospedale, la “Task Force” per l'encefalopatia neonatale (una divisione dell'Academic Medical Center Patient Safety Organization) ha stabilito una serie di raccomandazioni generali:

Criteri di ammissibilità I

L’ipotermia deve essere effettuata se tutti e tre questi criteri sono soddisfatti:

  1. Il neonato è nato dopo 36 settimane di gestazione e ha meno di 6 ore di vita
  2. E sono presenti almeno una delle seguenti condizioni:
    • “Evento sentinella” prima del parto, come rottura uterina, bradicardia fetale profonda o prolasso del cordone ombelicale
    • Punteggio Apgar basso (5 o meno a 10 minuti di vita)
    • Rianimazione prolungata alla nascita (compressioni toraciche, intubazione e/o ventilazione con maschera entro 10 minuti di vita)
    • Acidosi grave rilevata tramite emogasanalisi (pH del sangue neonatale e del cordone inferiore a 7,0 entro 60 minuti dalla nascita)
    • Eccesso di base anomalo inferiore o uguale a -16 mEq/L da emogasanalisi del sangue neonatale e cordonale entro 60 minuti dalla nascita
  3. E almeno una di queste affermazioni è vera.
    • Evento clinico che indica convulsioni neonatali
    • Esami clinici che evidenziano encefalopatia neonatale

Criteri di ammissibilità II

L’ipotermia può essere effettuata se tutti e tre questi criteri sono soddisfatti:

  1. Il neonato è nato dopo 36 settimane di gestazione e ha meno di 12 ore di vita
  2. E sono presenti almeno una delle seguenti condizioni:
    • “Evento sentinella” prima del parto, come rottura uterina, bradicardia fetale profonda o prolasso del cordone ombelicale
    • Punteggio Apgar basso (5 o meno a 10 minuti di vita)
    • Rianimazione prolungata alla nascita (compressioni toraciche, intubazione e/o ventilazione con maschera entro 10 minuti di vita)
    • Acidosi grave rilevata tramite emogasanalisi (pH del sangue neonatale e del cordone inferiore a 7,1 entro 60 minuti dalla nascita)
    • Eccesso di base anomalo inferiore o uguale a 10 mEq/L da emogasanalisi del sangue neonatale e cordonale entro 60 minuti dalla nascita
    • Collasso postnatale con conseguente danno ipossico-ischemico
  3. E almeno una di queste affermazioni è vera.
    • C'è un evento clinico che indica convulsioni neonatali
    • Esami clinici evidenziano encefalopatia neonatale

Prima è somministrata la terapia, maggiori sono le probabilità che le lesioni cerebrali del neonato indotte dall’encefalopatia ipossico-ischemica del neonato siano ridotte e che si possa evitare una disabilità permanente. Non eseguire la terapia quando necessario può essere considerato negligenza medica, nel qual caso un genitore può richiedere un risarcimento

Quando NON dovrebbe essere eseguita l’ipoterma

Secondo l'Academic Medical Center Patient Safety Organization, i bambini nati pretermine sotto le 34 settimane di gravidanza non dovrebbero assolutamente ricevere un trattamento di ipotermia. Inoltre, i medici devono prestare particolare attenzione quando prescrivono questo trattamento al neonato che:

  • Pesa meno di 1.750 grammi
  • Ha anomalie congenite, sindromi genetiche o disturbi metabolici
  • Ha grave setticemia
  • Ha sofferto di emorragia intracranica maggiore
  • Ha un difetto nella coagulazione del sangue
  • Il neonato al quale sia somministrata l'ipotermia quando non potrebbe riceverla (al di fuori dei criteri raccomandati), potrebbe subire ulteriori lesioni riconducibili a colpa medica.

Come funziona l’ipotermia?

Molti genitori si chiedono come funzioni il processo di raffreddamento cerebrale e come questa terapia possa arrestare l’estensione e la gravità del danno cerebrale. Il meccanismo alla base della terapia dell'ipotermia è complicato ma può essere riassunto così: il neonato viene raffreddato in modo controllato mediante l’utilizzo di una coperta, un materasso o un copricapo appositamente realizzati e poi gradualmente riscaldato.

Esistono due diversi approcci all'ipotermia terapeutica:

Le tecniche di raffreddamento passivo comportano la rimozione di fonti di calore esterne al neonato, come coperte o lampade riscaldanti. Questo metodo è comunemente usato negli ospedali isolati o con infrastrutture ridotte che potrebbero non essere in grado di trasportare i neonati in un centro di ipotermia per il raffreddamento attivo entro 6 ore.

Il raffreddamento attivo è il metodo migliore per somministrare l’ipotermia: uno studio ha rilevato infatti che "l'uso del raffreddamento attivo permette il raggiungimento della temperatura desiderata in un periodo più breve e consente di mantenere una temperatura stabile".

Il protocollo generale e la metodologia di raffreddamento utilizzata possono variare da ospedale a ospedale, ma solitamente il neonato è posizionato su una coperta impermeabile o gli viene fatto indossare sulla testa un cappuccio di raffreddamento che contiene acqua circolante fredda fino a quando la temperatura corporea del neonato non viene ridotta a 33,5 gradi Celsius per circa 72 ore.

La temperatura corporea così ridotta aiuta a rallentare il tasso metabolico del neonato, consentendo alle cellule di guarire prevenendo una diffusione ulteriore del danno cerebrale.

Quando la temperatura corporea del neonato diminuisce, il suo metabolismo rallenta poiché inibisce quell’insieme di reazioni chimiche che si verificano per convertire il cibo in combustibile per far funzionare le nostre cellule, tessuti e organi. Tutte queste reazioni chimiche richiedono ossigeno: se rimosso le reazioni avvengono ancora, ma producono un sottoprodotto nocivo - l'acido lattico - che danneggia o uccide le cellule.

Quando c'è abbastanza ossigeno, le cellule cerebrali producono energia grazie a una reazione chimica chiamata respirazione aerobica che produce sia energia per il funzionamento delle cellule che sottoprodotti non nocivi.

Ma se il flusso di sangue e di ossigeno al cervello vengono interrotti, nelle cellule avviene la respirazione anaerobica che produce come sottoprodotto l’acido lattico che si accumula innescando il rilascio di altre sostanze chimiche nocive, compresi i radicali liberi altamente reattivi.

Nel frattempo, le membrane cellulari si rompono causando gonfiore o "edema". Quando le cellule cerebrali muoiono, il sistema immunitario del neonato produce neutrofili e macrofagi per rimuovere le cellule morte e innescando una reazione a catena che produce radicali liberi che danneggiano ulteriormente le cellule, amplificano la risposta infiammatoria, aggravano il gonfiore cerebrale e causano ulteriori lesioni neurologiche.

Quando il neonato viene rianimato e il sangue e l'ossigeno ritornano a livelli normali, le cellule cerebrali, già danneggiate dalla lesione iniziale, possono subire ulteriori danni poiché il flusso sanguigno ristabilito può peggiorare l'edema cerebrale, causando una maggiore infiammazione con rilascio di radicali liberi. L'ipotermia terapeutica aiuta a fermare questo processo.

Si ritiene che il raffreddamento del neonato riduca al minimo i danni al cervello del neonato in quanto:

  • Riduce il consumo energetico e il metabolismo
  • Riduce l’azione dei neurotrasmettitori e le alterazioni del flusso di ioni
  • Riduce l'edema e la permeabilità vascolare
  • Riduce le interruzioni della barriera emato-encefalica

Quanto dura l’ipotermia?

Il processo di raffreddamento deve essere sempre attentamente monitorato. L'estensione e la durata dell’ipotermia sono direttamente correlate alla gravità della lesione del neonato: più la lesione è grave, più tempo durerà la terapia.

La durata media della ipotermia terapeutica è di 2 o 3 giorni; dopo questo tempo il neonato viene riscaldato gradualmente dal personale sanitario che effettuerà ulteriori analisi per valutare le condizioni di salute del neonato.

Dopo il raffreddamento la temperatura corporea interna del neonato viene gradualmente riportata a quella fisiologica di 36,5 gradi Celsius. Ciò deve avvenire con attenzione al fine di evitare una lesione da riperfusione, condizione che si verifica quando il flusso sanguigno nelle zone danneggiate viene ripristinato troppo rapidamente, peggiorando ulteriormente la situazione. Dato che durante il riscaldamento c'è un rischio maggiore di convulsioni, i medici devono monitorare attentamente il neonato, possibilmente mediante elettroencefalogramma.

L’ipotermia è utile in caso di encefalopatia ipossico-ischemica? È un trattamento pericoloso?

Il raffreddamento cerebrale non è una terapia priva di rischi; tuttavia, gli studi indicano che se viene effettuata correttamente, i potenziali benefici spesso superano i rischi.,

Uno studio del 2005, supportato dal National Institutes of Health e pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha mostrato che l’ipotermia somministrata ai neonati con asfissia alla nascita riduce il rischio di morte e disabilità nell’età compresa tra i 18 e i 22 mesi rispetto ai neonati non trattati. I ricercatori, inoltre, hanno osservato che i neonati sottoposti a ipotermia hanno un tasso di mortalità significativamente più basso (28%) rispetto al controllo non sottoposto alla terapia (44%).

Studi successivi hanno dimostrato anche che i neonati con encefalopatia ipossico-ischemica perinatale che ricevono ipotermia mostrano parametri neurocognitivi migliori durante l’infanzia, con riduzioni significativa del rischio di paralisi cerebrale e disabilità moderata o grave, nonché punteggi di funzionalità motoria significativamente migliori.

Se effettuata correttamente, inoltre, si è osservato che ci sono relativamente pochi rischi associati alla terapia di raffreddamento cerebrale infantile e che generalmente i benefici superano i potenziali rischi: l'effetto collaterale più comune è infatti la bradicardia sinusale, un battito cardiaco rallentato, che non è considerato pericoloso per la vita del neonato e può eventualmente essere trattato.

L'ipotermia terapeutica rallenta il metabolismo del neonato rallentando le reazioni chimiche che nelle cellule producono energia, diminuendo così la domanda di ossigeno cellulare e inibendo un ulteriore danneggiamento delle cellule già lesionate.

L'ipotermia protegge così il cervello da ulteriori lesioni, anche permanenti, perché il cervello viene danneggiato non solo quando il flusso sanguigno che fornisce ossigeno viene interrotto per la prima volta, ma anche quando il sangue e l'ossigeno ritornano durante e dopo la rianimazione, un processo chiamato "riperfusione"; il danno che si verifica dopo il ritorno dell'ossigeno è chiamato "lesione da riperfusione". Per questo motivo l'ipotermia terapeutica è considerata "neuroprotettiva" perché rallenta o previene le lesioni da riperfusione.

L'effetto collaterale più comune della terapia di raffreddamento è la bradicardia sinusale che si manifesta con una frequenza cardiaca rallentata fino a 60 battiti al minuto o meno. Questo sintomo non è considerato pericoloso per la vita e, a seconda della causa e della gravità, il personale medico può affrontarla nel modo appropriato.

Quali sono i benefici dell’ipotermia?

L'effetto positivo immediato dell'uso della tipotermia terapeutica è il rallentamento dei processi chimici che si verificano nel cervello del neonato che potrebbero altrimenti portare a danni cerebrali permanenti.

L’edema (gonfiore del cervello) e la morte delle cellule cerebrali sono le due conseguenze più comuni dell’encefalopatia ipossico-ischemica: la terapia di raffreddamento può aiutare a prevenire entrambi.

Nonostante l’ipotermia sia un trattamento relativamente nuovo, si ritiene che i benefici a lungo termine permettano il miglioramento della qualità della vita del neonato per anni e anni a venire.

Uno studio ha scoperto che più della metà dei bambini che hanno sofferto ipossia e che sono stati trattati con ipotermia terapeutica sono sopravvissuti fino all'età di 6-7 anni e con un quoziente intellettivo normale.

Dove viene eseguita l’ipotermia terapeutica?

Non tutti gli ospedali sono adeguatamente attrezzati per eseguire l’ipotermia terapeutica. Nel caso in cui l'ospedale in cui è nato il neonato non la fornisca, il neonato può essere trasferito e trattato in un'unità di terapia intensiva neonatale. L'ipotermia terapeutica solitamente deve essere somministrata entro le prime ore dopo la nascita del neonato, quindi un neonato con encefalopatia ipossico-ischemica verrà valutato poco dopo la nascita per un eventuale trasferimento in una struttura idonea.

Come avviene il riscaldamento post ipotermia?

Una volta completato il processo di raffreddamento, il neonato deve essere riscaldato lentamente e con attenzione per prevenire la lesione da riperfusione. La temperatura del neonato dovrebbe essere aumentata di 0,2 – 0,5 gradi Celsius e il neonato dovrebbe essere attentamente monitorato per verificare l'attività convulsiva attraverso il monitoraggio con elettroencefalogramma.

Cosa aspettarsi dopo il raffreddamento?

La sessione di terapia di raffreddamento dura circa 2 o 3 giorni; successivamente il neonato verrà valutato ulteriormente e continuamente monitorato per osservare le sue capacità nel mangiare, digerire e comportarsi come un neonato sano.

Il personale medico potrebbe voler sottoporre il neonato a più test per valutare vari aspetti del suo sviluppo; possono eseguire risonanze magnetiche, elettrocardiogramma e il monitoraggio della frequenza cardiaca del neonato per garantire che non abbia anomalie nell’attività cerebrale e cardiaca.

La quantità di tempo che il neonato trascorre in ospedale dopo la terapia di raffreddamento dipende dalla prognosi e dalla salute generale: la maggior parte dei neonati che si nutrono e digeriscono correttamente e che hanno movimenti intestinali regolari e urinano correttamente possono essere dimessi dopo la terapia se non sono presenti altre complicazioni.

Se i medici sospettano una condizione secondaria o una complicazione di qualche tipo, devono comunicarlo ai genitori e tenere il neonato più a lungo nella terapia intensiva neonatale e dimetterlo sono quando completamente guarito.

L’ipotermia terapeutica può avere effetti collaterali?

Anche se la terapia di ipoterma è un trattamento ampiamente provato e generalmente accettato per i neonati che soffrono di encefalopatia ipossico-ischemica, è importante che i medici seguano attentamente e rigorosamente i vari steps per garantire l'efficacia della terapia ed evitare eventuali effetti indesiderati.

La mancata osservanza di queste procedure può rendere inutile il trattamento e causare ulteriori lesioni.

Ecco gli errori più frequenti:

  • Ritardo nell’eseguire la terapia (dopo 6-12 ore dalla nascita)
  • Mancato trasferimento del neonato in una struttura idonea per la somministrazione dell’ipotermia
  • La temperatura corporea interna del neonato viene riscaldata troppo rapidamente, causando una lesione da riperfusione
  • Sottoposizione ad ipotermia terapeutica di un neonato che non soddisfa i criteri di ammissibilità (cioè è pre-termine, ha un punteggio APGAR superiore a 5, ecc.)
  • La terapia non viene interrotta quando la temperatura rettale del neonato scende al di sotto di 33,5 gradi Celsius
  • Il termometro rettale non è inserito correttamente, con conseguenti letture errate della temperatura del neonato
  • Mancata gestione dell'acidosi (pH acido del sangue)
  • Mancata sedazione di un neonato che mostra segni di stress (è stato dimostrato che lo stress inficia sui risultati dell’ipotermia)
  • I livelli di sodio e cloro non sono monitorati e scendono al di sotto dei livelli normali
  • Lo staff medico non riesce a mantenere normali livelli di glucosio ed elettroliti
  • I livelli di saturazione di ossigeno non sono adeguatamente monitorati (i neonati sottoposti a ipotermia sono a rischio di ipertensione polmonare persistente)
  • Lo staff medico non riesce a fornire supporto respiratorio e cardiovascolare se necessario
  • Mancata diagnosi e trattamento delle infezioni

Cosa posso fare come genitore?

A volte l’attesa della somministrazione dell’ipotermia terapeutica può sembrare infinita per i genitori che devono però riuscire a essere pazienti cercando di capire cosa sta accadendo al proprio neonato.

Se un genitore ha dubbi dovrebbe chiedere aiuto al personale medico e annotare le risposte in modo da tenere traccia di ciò che sta succedendo al proprio neonato.

Cosa occorre fare in caso di negligenza medica

Le lesioni alla nascita possono essere procurate da numerose cause; tra queste, una assistenza sanitaria censurabile può essere tra le cause più pericolose e prevenibili poiché se vengono commessi errori durante il travaglio e il parto il neonato rischia di subire encefalopatia ipossico-ischemica.

Se un genitore pensa che il figlio possa aver sofferto di ipossia o se è stata diagnosticata encefalopatia ipossico-ischemica, il neonato potrebbe essere vittima di una lesione alla nascita prevedibile ed evitabile. Per imparare e proteggere al meglio il proprio neonato, è importante agire rapidamente e ottenere aiuto presso legali esperti.

Consulenza legale gratuita

In caso di danni al neonato causate da colpa medica dovrai rivolgerti ad un avvocato specializzato in malasanità.

Gli avvocati per malasanità dello Studio Legale Stefano Gallo (GrdLex) si occupano prevalentemente di danni da parto ed hanno esperienza in casi di danni al bambino causata da di negligenza, imprudenza o imperizia medica durante il travaglio di parto e il periodo neonatale.

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