L’enterocolite necrotizzante è una grave malattia intestinale che colpisce soprattutto i neonati prematuri e può causare complicazioni severe, fino a disabilità a lungo termine come la paralisi cerebrale infantile (PCI).Il rischio aumenta nei neonati alimentati con latte artificiale, che può favorire infiammazione intestinale, alterazioni del microbiota e difficoltà digestive. La malattia può danneggiare il cervello
L’asfissia neonatale è una condizione grave in cui il neonato non riceve ossigeno a sufficienza durante o subito dopo il parto, con possibili conseguenze permanenti.
L’articolo offre una panoramica sui presupposti di responsabilità sanitaria nei casi di asfissia, illustrando cause, fattori di rischio, diagnosi, terapia ipotermica e assistenza quotidiana necessaria per i bambini che ne riportano esiti.
Introduzione In questo video parlerò del monitoraggio della frequenza cardiaca fetale e delle contrazioni materne (detta cardiotocografia o CTG) e della sua importanza nei caso danni al neonato durante il parto. Indice La cardiotocografia, comunemente nota come CTG, è una tecnica diagnostica fondamentale utilizzata in ostetricia per il monitoraggio della salute fetale durante la gravidanza
Trascrizione: In questo video parlerò dell’encefalopatia ipossico-ischemica nel neonato e dei casi in cui questa possa essere riconducibile ad errori o omissioni dello staff di assistenza al parto. Indice dei contenuti Definizione di EII Partiamo con la definizione di encefalopatia ipossico-ischemica. L’encefalopatia ipossico-ischemica (indicata a volte nelle cartelle cliniche con l’acronimo EII) è una lesione
Il parto cesareo è un intervento chirurgico che viene eseguito quando il parto vaginale è rischioso o impossibile, e può essere pianificato o d’urgenza in caso di complicazioni. Pur essendo vitale in situazioni ad alto rischio, è comunque un intervento chirurgico che comporta cicatrici, tempi di recupero prolungati e possibili complicazioni post-partum. Negli ultimi anni, il numero di cesarei è aumentato, anche per scelta materna, sebbene solo una percentuale limitata sia considerata realmente necessaria. Il supporto delle ostetriche durante il travaglio e il parto e una corretta informazione possono aiutare a evitare il cesareo nei casi a basso rischio.
Il punteggio Apgar analizza aspetto, frequenza cardiaca, riflessi, tono muscolare e respirazione del neonato permettendo un'immediata valutazione della salute del bambino. Ogni categoria riceve un punteggio da 0 a 2, con un punteggio massimo complessivo di 10. Punteggi superiori a 7 sono generalmente considerati indice di buona salute, mentre valori inferiori possono indicare la necessità di ulteriori cure. Proposto da Virginia Apgar nel 1952, il test rimane ampiamente utilizzato, sebbene sia oggetto di dibattito riguardo alla sua affidabilità in contesti legali.
Una gravidanza è definita ad alto rischio quando la salute della madre o del bambino è minacciata da complicazioni che richiedono cure speciali. Le cause possono includere condizioni mediche preesistenti come patologie del sangue, ipertensione o diabete, oltre a fattori ambientali come fumo o alcolismo materno. Queste complicazioni possono persistere durante la gestazione e richiedono monitoraggio costante per garantire il benessere di entrambi. Il trattamento prenatale per gravidanze ad alto rischio spesso implica visite più frequenti e l'assistenza di specialisti per gestire rischi potenziali durante il travaglio, che talvolta può richiedere il parto cesareo per tutelare la salute della madre e del bambino.
Quando il cordone cade nella cervice uterina prima che esca il bambino si parla di prolasso del cordone ombelicale. Questa condizione, fortunatamente poco frequente, è una emergenza sanitaria perché il bambino, scendendo nel canale, potrebbe comprimere il cordone interrompendo l'apporto di sangue e ossigeno. In caso di prolasso si osserva una significativa morbilità e mortalità perinatale (fino al 50% dei casi), generalmente a causa di asfissia alla nascita. La gestione del parto con prolasso del cordone prevede l’amnioinfusione e il parto cesareo nei casi più complessi.
Durante la gravidanza il bambino riceve ossigeno tramite la placenta materna; una volta nato, la respirazione diventa autonoma grazie all’apertura dei vasi sanguigni polmonari che portano sangue e ossigeno al bambino. Se ciò non avviene si parla di ipertensione polmonare persistente, condizione abbastanza rara ma molto grave che impedisce al neonato di respirare causando ipossia e lesioni cerebrali. Esistono vari fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di ipertensione polmonare persistente nel neonato: madri con età superiore ai 40 anni, nascita prematura, madri fumatrici, diabetiche, ipertese e altro. Una volta elaborata la diagnosi, mediante ecocardiogramma ed esame fisico, l’intervento deve essere immediato e consiste in una combinazione di ossigenoterapia, ventilazione polmonare, somministrazione di antibiotici e surfactante e altro.
L’ormone che viene prodotto dalla madre quando il bambino sta per nascere, innesca le contrazioni uterine necessarie per l’inizio del travaglio e del parto. In caso di rallentamento o di arresto del travaglio i medici possono somministrare la versione sintetica di tale ormone (che qui per motivi di policy chiameremo "ossitoxina" oppure "o.") per indurre le contrazioni. L’utilizzo di questo farmaco, però, non è privo di rischi, sia perché non è sempre facile individuare la giusta da dose da somministrare, sia perché può indurre sovrastimolazione, condizione che può rallentare o addirittura interrompere il flusso di ossigeno al bambino causando gravi lesioni alla nascita.









