Il trapianto cardiaco costituisce una delle procedure più complesse e delicate della medicina moderna, destinata ai pazienti affetti da insufficienza cardiaca terminale non più trattabile con altre opzioni terapeutiche . L’elevato livello tecnico, l’interazione tra più équipe sanitarie e le implicazioni etiche connesse alla donazione di organi rendono questa procedura particolarmente esposta a rischi di
IIl caso riguarda il decesso di un paziente a seguito di una colonscopia, complicata da perforazione intestinale non riconosciuta e non trattata tempestivamente.
Lo Studio Legale Stefano Gallo ha promosso un'azione legale a seguito della quale Il Tribunale di Ragusa ha accertato il nesso causale e la responsabilità dell’Azienda Sanitaria, liquidando alle familiari un risarcimento complessivo di circa un milione di euro per la perdita del rapporto parentale.
Nel contenzioso in materia di responsabilità civile, soprattutto in ambito sanitario, la corretta ricostruzione del nesso causale tra condotta e danno rappresenta un aspetto decisivo. In particolare, il giudizio controfattuale assume rilievo determinante nella verifica della responsabilità professionale del sanitario. L’ ordinanza della Cassazione del 27 settembre 2024, n. 25825, fornisce un'importante conferma interpretativa, precisando che la condotta alternativa lecita deve essere messa in relazione all’evento dannoso concretamente verificatosi, non ad altri eventi ipotetici.
In caso di diagnosi sbagliata da parte della struttura sanitaria, il paziente e i familiari hanno diritto a ottenere il risarcimento del danno morale subito. Un recente caso deciso dalla Corte d’Appello di Roma conferma questo orientamento, condannando l’Asl e il medico responsabile a risarcire i familiari della vittima, che si era tolta la vita dopo anni di sofferenze psicologiche causate da un errore medico.
Non tutti gli eventi avversi in ambito medico costituiscono malasanità: il peggioramento delle condizioni, un atteggiamento scortese o l’incurabilità della malattia non sono di per sé segnali di negligenza. Perché vi sia responsabilità medica accertata, è necessario dimostrare l’esistenza di un rapporto medico-paziente consolidato, la violazione degli standard di cura da parte dell’operatore sanitario, una lesione subita dal paziente e il nesso causale tra il danno e la condotta del professionista medico.







