Trascrizione:
In questo video parlerò dell’encefalopatia ipossico-ischemica nel neonato e dei casi in cui questa possa essere riconducibile ad errori o omissioni dello staff di assistenza al parto.
Indice dei contenuti
- Encefalopatia ipossico-ischemica nel neonato
- Definizione di EII
- Possibili cause di EII
- Frequenza cardiaca fetale e rilevazione del rischio di encefalopatia ipossico-ischemica
- Ritardo nel parto e danno cerebrale perinatale
- Condotta censurabile e nesso causale nei casi di encefalopatia ipossico ischemica
- Ipotermia terapeutica nel trattamento dell’encefalopatia ipossico-ischemica
- Responsabilità medica in caso di encefalopatia ipossico-ischemica
Definizione di EII
Partiamo con la definizione di encefalopatia ipossico-ischemica.
L’encefalopatia ipossico-ischemica (indicata a volte nelle cartelle cliniche con l’acronimo EII) è una lesione cerebrale che si verifica nell’encefalo – struttura che comprende il cervello, il cervelletto e il tronco encefalico.
Questa lesione, nell’encefalopatia ipossico ischemica, è causata da una carenza di ossigeno (ipossia) e/o da un insufficiente apporto di sangue (ischemia).
Nel neonato, l’insulto ipossico-ischemico può a volte originare durante il periodo intrapartale, in particolare nel corso del travaglio, a causa di eventi ipossico-ischemici acuti o protratti.
Possibili cause di EII
Vediamo ora quali sono le possibili cause di encefalopatia ipossico-ischemica.
Le cause più frequenti comprendono distacchi di placenta, contrazioni uterine eccessivamente intense e ravvicinate (iperstimolazione uterina), rottura dell’utero, prolasso o compressione del cordone ombelicale, nonché altre emergenze ostetriche che ostacolano l’ossigenazione fetale.
Frequenza cardiaca fetale e rilevazione del rischio di encefalopatia ipossico-ischemica
A questo punto, considerato lo scopo di questo video, che è in particolare quello di capire quando l’encefalopatia ipossico-ischemica originata durante il parto possa essere attribuita ad errori dei sanitari, bisogna capire se il rischio di insulto ipossico-ischemico intrapartum possa essere dai sanitari individuato ed evitato o, almeno, contenuto.
Durante un episodio di ipossia o ischemia, il feto può manifestare alterazioni nella frequenza cardiaca.
Tali modifiche vengono registrate mediante il cardiotocografo, uno strumento che rileva simultaneamente il battito cardiaco fetale e l’attività contrattile dell’utero materno, generando il cosiddetto tracciato CTG.
Un tracciato CTG patologico persistente non trattato può condurre a ipossia acuta, encefalopatia ipossico-ischemica, paralisi cerebrale infantile o morte fetale intrauterina.
Il tracciato CTG patologico richiede un’azione urgente, come ad esempio la velocizzazione del parto mediante taglio cesareo d’urgenza o, in caso di condizioni permittenti, mediante parto vaginale con utilizzo di ventosa ostetrica.
L’obiettivo è quello di far nascere tempestivamente il neonato, consentendogli di ossigenarsi attraverso la respirazione polmonare.
Ritardo nel parto e danno cerebrale perinatale
Il mancato intervento in presenza di un tracciato CTG patologico può comportare una prolungata esposizione del feto a ipossia o ischemia.
In tali condizioni, le cellule cerebrali iniziano progressivamente a morire, determinando lesioni permanenti come, appunto, l’encefalopatia ipossico-ischemica.
Da questa grave forma di sofferenza cerebrale possono derivare patologie neurologiche irreversibili, tra cui la tetraparesi spastica, caratterizzata da una paralisi parziale di tutti e quattro gli arti, spesso associata a deficit cognitivi, epilessia e altre complicanze neurologiche.
Condotta censurabile e nesso causale nei casi di encefalopatia ipossico ischemica
Ma come capire se in un caso concreto l’encefalopatia del neonato sia stata causata da errori medici e dunque se l’eventuale inabilità del bambino avrebbe potuto essere evitata?
Rispondere a tale quesito prima di imbattersi in un’azione legale impegnativa è fondamentale.
Nelle cause per risarcimento del danno, è imperativo effettuare un’analisi preliminare mediante consulenti medici esperti al fine di chiarire se vi siano stati errori in termini di mancata esecuzione di parto cesareo d’urgenza o di mancata esecuzione di parto operativo, e se gli eventuali errori riscontrati possano essere considerati la causa dell’encefalopatia ipossico ischemica e dei conseguenti danni.
In ordine al primo aspetto, sarà necessario chiarire se il tracciato cardiotocografico, considerati anche fattori come lo stato di salute della madre, le sue condizioni cliniche, la presenza di liquido amniotico tinto di meconio e l’eventuale eccessiva attività uterina, sia stato male interpretato.
Nell’ambito civilistico è onere dell’attore allegare la condotta medica errata astrattamente idonea a cagionare il danno.
Spetterà alla parte danneggiante dimostrare di aver correttamente adempiuto all’obbligazione sanitaria o di non aver potuto farlo per cause ad essa non imputabili.
In ordine invece all’aspetto del nesso causale tra condotta medica e danno, incombono oneri probatori sia sul danneggiato che sul danneggiante.
Il danneggiato deve provare il c.d. fatto costitutivo del diritto, e cioè deve provare che la condotta sanitaria sia stata la causa del danno alla salute; la struttura sanitaria deve invece provare il c.d. fatto estintivo del diritto, cioè che una causa imprevedibile ed inevitabile ha reso impossibile la prestazione.
Se il danneggiato prova il fatto costitutivo ed il danneggiante non riesce a provare il fatto estintivo, si ritiene configurata la prova del collegamento tra condotta medica e danno alla salute.
Al riguardo, nei casi di danni di encefalopatia ipossico ischemica riveste fondamentale importanza che alla nascita risulti una encefalopatia ipossico ischemica intrapartum.
Ipotermia terapeutica nel trattamento dell’encefalopatia ipossico-ischemica
È anche importante parlare di come, successivamente alla nascita, vada assistito il neonato con sospetta encefalopatia ipossico-ischemica.
Quando vi è il sospetto clinico di encefalopatia ipossico ischemica intrapartale, il neonato deve essere prontamente assistito e, se soddisfa i criteri clinici stabiliti, sottoposto a una procedura chiamata ipotermia terapeutica.
Questo trattamento ha lo scopo di limitare l’estensione del danno cerebrale e di ridurre le probabilità di disabilità gravi.
L’ipotermia terapeutica deve essere iniziata entro le prime 6 ore di vita, idealmente tra la seconda e la sesta ora.
Consiste nell’abbassare la temperatura corporea del neonato a circa 33–34°C per una durata di 72 ore, al fine di rallentare il metabolismo cellulare cerebrale e contrastare il cosiddetto danno da riperfusione, ovvero il peggioramento della lesione a seguito del ripristino del flusso sanguigno.
Responsabilità medica in caso di encefalopatia ipossico-ischemica
In presenza di un tracciato CTG patologico indicativo di compromissione fetale, considerati anche eventuali fattori di rischio presenti nella mamma, i sanitari che assistono al parto devono procedere alla tempestiva accelerazione del parto per garantire la sopravvivenza neurologicamente integra del neonato.
Allo stesso modo, in caso di encefalopatia ipossico-ischemica conclamata, il mancato avvio della terapia ipotermica nei tempi e nei modi raccomandati costituisce una grave omissione.
Qualora tali interventi non vengano effettuati con la dovuta tempestività o secondo le linee guida cliniche, e ciò determini nel bambino una condizione di disabilità psico-motoria evitabile, si configura un’ipotesi di responsabilità professionale medica che espone la struttura sanitaria, ed eventualmente l’equipe ostetrica, ad una azione legale e al possibile obbligo di risarcire il danno al neonato e alla sua famiglia.
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