Prolasso cordone ombelicale: gestione e rischi di danni al neonato

Il prolasso del cordone ombelicale avviene quando il cordone cade ("prolassa") nella cervice uterina dilatata prima che esca il bambino. In questa situazione il cordone verrà compresso, interrompendo l'apporto di sangue e ossigeno necessario al bambino.

Il prolasso del cordone ombelicale è un'emergenza ostetrica fortunatamente poco frequente con un'incidenza compresa tra lo 0,14 e lo 0,62% delle nascite. In caso di prolasso, però, si osserva una significativa morbilità e mortalità perinatale (fino al 50% dei casi), solitamente a causa dell'asfissia alla nascita dovuta alla mancanza di ossigeno nel bambino.

Non c’è dubbio che il prolasso del cordone ombelicale sia un’emergenza ostetrica che richiede l’intervento e il parto immediato del bambino.

Cos'è il prolasso del cordone?

Il cordone ombelicale è formato da due arterie e una vena. Il cordone veicola il sangue ossigenato dalla placenta (attaccata alla madre) al feto rimuovendo anche i rifiuti metabolici dal flusso sanguigno fetale. Il feto "respira" (e riceve sostanze nutritive) dalla placenta attraverso il cordone ombelicale.

In caso di prolasso, però, il cordone ombelicale, che normalmente fluttua attorno al bambino, scende verso la cervice e il canale del parto. Inizialmente questa condizione non causa problemi al feto; durante il travaglio, però, la testa del feto si abbassa contro la cervice esercitando pressione contro il cordone prolassato e interrompendo l’apporto di ossigeno dalla placenta. In caso di presentazione anomala del bambino, il prolasso del cordone ombelicale può peggiorare notevolmente la situazione mettendo seriamente a rischio la salute del bambino.

Nel caso in cui non si abbia rottura del sacco amniotico, il prolasso del cordone potrebbe non essere diagnosticato tempestivamente e l’unico sintomo potrebbe essere una forte diminuzione della frequenza cardiaca fetale. Una frequenza cardiaca al di sotto dei 110 battiti al minuto o decelerazioni variabili del battito significative possono essere segni di privazione di ossigeno e richiedere il taglio cesareo d’urgenza.

Quando la madre è già in travaglio in ospedale, il medico può deliberatamente rompere il sacco amniotico in modo da accelerare il processo del travaglio. Se la testa del feto è ancora troppo lontana dalla cervice, però, il cordone può scivolare sul bambino e diventare parte del flusso del liquido amniotico in uscita dal corpo e diventare visibile agli operatori sanitari.

Fattori di rischio

I due principali fattori di rischio per le complicanze del prolasso cordonale sono il polidramnios e il parto pretermine. In caso di polidramnios viene prodotto troppo liquido amniotico all’interno dell’utero; ciò aumenta la possibilità che il cordone cada quando il fluido fuoriesce. Nel parto pretermine, invece, le dimensioni ridotte del feto fanno sì che il cordone possa muoversi più velocemente attorno al bambino e scivolare fuori prima della nascita.

Altri fattori di rischio per il prolasso del cordone, oltre al polidramnios e alla prematurità, comprendono la presentazione fetale anomala (podalica franca, completa etc), il posizionamento fetale alto, il cordone ombelicale anormalmente lungo e gestazioni multiple (gemelli o più).

Gestione del parto

Nel caso in cui durante il parto venga diagnosticato il prolasso del cordone, sono disponibili tre interventi. La decisione su quale sia più appropriato deve essere presa rapidamente per evitare danni al feto.

  • Amnioinfusione

Nel caso in cui si scelga di procedere con l’amnioinfusione, nell’utero della donna viene iniettata tramite catetere una soluzione salina riscaldata allo scopo di eliminare la pressione sul cordone ombelicale aiutando il feto a "galleggiare" attorno a esso. Durante l’intera procedura la frequenza cardiaca fetale viene monitorata costantemente.

  • Parto a carponi

Nel caso in cui la nascita del bambino fosse imminente, il medico dovrà adottare un approccio diverso. Quando la testa del bambino è già nel canale del parto, o se il parto sta avvenendo velocemente, alla donna viene chiesto di alzarsi e di mettersi a carponi per partorire. L’ostetrica potrà aiutare la madre nel cambiare la posizione del parto. Nel caso in cui la madre fosse impossibilitata ad alzarsi o se è stata sottoposta a epidurale, questo metodo non può essere utilizzato.

  • Parto cesareo

In caso di frequenza cardiaca fetale bassa verrà eseguito il taglio cesareo. In attesa dell’intervento, il medico (o l’ostetrica) inserirà le dita all'interno della vagina e terrà la testa del bambino lontana dal cordone; questo vuoi dire che, mentre la madre viene trasportata in sala operatoria, l'infermiera o il medico potranno essere sulla barella con la donna. Le dita verranno rimosse dalla vagina solamente dopo che il bambino è stato rimosso dall’utero durante l’intervento chirurgico.

Il prolasso del cordone ombelicale nel parto a casa

Se la madre sente che si sono "rotte le acque" e ha come la sensazione che il cordone si stia staccando, bisogna agire rapidamente chiamando il 112 e seguendo le istruzioni dell'operatore. Successivamente è necessario chiamare il proprio ginecologo.

L’intervento primario deve alleviare la pressione sul cordone e spesso alle donne viene consigliato di mettersi a carponi. La madre deve evitare di recarsi in ospedale poiché il sedersi o lo stare in piedi spingerà ulteriormente la testa del bambino nel canale del parto. Inoltre, quando la testa del bambino si sposta nella posizione corretta per la nascita, la madre deve evitare di spingere e, soprattutto, di andare in bagno. I bambini, infatti, possono anche nascere rapidamente sul water.

Nascita dopo il prolasso del cordone

Dopo il parto con il prolasso del cordone, il pediatra visiterà il bambino valutando il suo punteggio di Apgar e potrà richiedere ulteriori test di laboratorio. Se il bambino non risponde, i medici eseguiranno la rianimazione cardio-polmonare e somministreranno ossigeno. Anche nel caso in cui il neonato non mostri sintomi particolari, verrà tenuto sotto osservazione in ospedale.

Il timore principale è che la privazione di ossigeno subita dal bambino possa aver causato encefalopatia ipossico ischemica, paralisi cerebrale infantile e una serie di altre lesioni alla nascita. Sarà il medico a discutere dei possibili rischi con i genitori e a valutare la comparsa di eventuali complicazioni.

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