Errori nella diagnosi di commozione cerebrale o concussione cerebrale

Il trauma cranico impone una particolare attenzione, in termini sia di diagnosi che di trattamento.
Le commozioni cerebrali sono un tipo specifico di lesioni cerebrali traumatiche di solito causate dall'urto della testa contro un corpo o superficie solida. Possono, tuttavia, anche essere il risultato dello scuotimento violento della testa o della parte superiore del corpo. Se da un lato gli effetti immediati della commozione cerebrale potrebbero non essere evidenti, i traumi ripetuti colpiscono le funzioni cerebrali, con risultati spesso gravi.

Assistenza legale

Gli avvocati dello studio legale Stefano Gallo assistono, su tutto il territorio nazionale, le vittime di negligenza medica, comprese quelli che hanno subito un trauma cranico, hanno ricevuto una diagnosi errata in caso di commozione cerebrale o hanno riportato danni più gravi a causa di una commozione cerebrale o altre lesioni cerebrali.

Se hai ricevuto una diagnosi sbagliata e, di conseguenza, hai subito gravi danni, potresti aver diritto ad un risarcimento per le lesioni subite. Contatta i nostri avvocati con esperienza in casi di errori diagnostici per ottenere un inquadramento del caso.

La mancata diagnosi di commozione cerebrale

Mentre gli effetti permanenti della commozione cerebrale ripetuta sono ben documentati, la condizione, a volte, non è correttamente diagnosticata in base all'assunto che essa sia meno grave di quella che realmente è o non è diagnosticata del tutto. I sintomi di commozione cerebrale sono essenzialmente quattro:

  • Problemi cognitivi - Compresa difficoltà di concentrazione o di memoria.
  • Problemi fisici - come mal di testa, nausea, o sensibilità alla luce o al rumore.
  • Interruzione del sonno - Dormire troppo o meno del solito.
  • Cambiamenti emotivi - irritabilità, depressione o ansia.

I sintomi elencati sono tutti abbastanza comuni. Di conseguenza,se nessuno di loro è particolarmente grave, il medico potrebbe non individuare un nessi tra una lesione alla testa ed la commozione cerebrale. Dopo ogni trauma cranico, tuttavia, il medico dovrebbe condurre esami volti a confermare se si sia verificata una commozione cerebrale e, in caso affermativo, iniziare immediatamente il trattamento per limitare i relativi danni.
Se un medico non riesce a trattare una commozione cerebrale correttamente, possono verificarsi danni psico-fisici gravi e permanenti. Inoltre, le persone che hanno subito commozioni cerebrali ripetute hanno un rischio aumentato del 39% di subire un trauma cranico catastrofico con disabilità permanenti a seguito di una futura commozione cerebrale. Pertanto, è fondamentale identificare e trattare ogni singola commozione cerebrale. In caso contrario, la salute e la vita del paziente sono messe a rischio.

I protocolli sulla commozione cerebrale dei licei e università degli Stati Uniti

Le competizioni sportive sono tra le circostanze in cui le lesioni da commozione cerebrale si verificano più frequentemente. Nel solo 2012, negli USA ci sono stati più di 3,8 milioni di traumi riportati, il doppio di quelli relativi al precedente decennio. Purtroppo, se dopo una collisione l'atleta non perde coscienza, allenatori e staff medico della squadra non possono diagnosticare la commozione cerebrale.
Come risultato, i giocatori possono rimanere campo e subire gli effetti della commozione trascorsi minuti, ore o giorni dalla lesione iniziale. Uno su cinque atleti delle scuole superiori degli Stati Uniti subisce una commozione cerebrale nel corso di una stagione sportiva, e i giocatori colpiti da commozione cerebrale hanno una probabilità tripla di subirne un'altra durante la stessa stagione.
Lo Stato dell'Ohio stabilisce che gli studenti atleti con diagnosi di commozione cerebrale subita durante l'esercizio di qualsiasi tipo di sport, possono tornare in campo solo dietro un'espressa autorizzazione da parte di un sanitario.

Il colpo di testa nel gioco del calcio può essere fonte di commozione cerebrale e danni?

Uno studio della Colorado School of Public Health di Aurora recentemente pubblicato su Jama Pediatrics dimostra che il colpo di testa è l’attività più comune del calcio con la quale un terzo dei ragazzi e un quarto delle ragazze riportano una commozione cerebrale.
Sono stati analizzati i dati delle stagioni dal 2005 al 2014.
Fra le ragazze si sono verificate 627 commozioni cerebrali nel corso di 1,4 milioni di partite svolte, con un tasso di 4,5 traumi per 10mila esposizioni. Fra i ragazzi, invece, il tasso di traumi cranici era di 2,78 per 10mila esposizioni. Lo studio dimostra che il modo più comune per procurarsi un trauma cranico è il contatto fra due o più giocatori, anche se l’attività più a rischio specifica del calcio è proprio il colpo di testa.
Sulla rivista The Lancet Neurology è, inoltre, apparso un editoriale che chiede maggiore attenzione al problema dei possibili disturbi neurologici connessi causati dalle commozioni cerebrali ripetute che tanti giocatori di calcio subiscono nel corso della carriera.
A preoccupare di più è che se anche i sintomi della lesione cerebrale traumatica tardano a manifestarsi oppure vanno e vengono con rapidità, gli esiti neurologici possono non essere scoperti. E questo può indurre calciatori come il difensore uruguaiano Álvaro Pereira durante la Coppa del Mondo Fifa 2014, a ignorare il consiglio dei medici tornando a giocare dopo un trauma cranico.
Mal di testa e vertigini possono durare per settimane o mesi in seguito a una lesione cerebrale traumatica. I danni neurologici provocati da questo accumulo di commozioni cerebrali sono stati già provati in maniera scientifica nei pugili, tanto che è stata introdotta perfino un’espressione ad hoc: demenza pugilistica. In termini tecnici si parla invece di encefalopatia cronica traumatica (Cte), identificata post-mortem in atleti professionisti di vari sport.
"Sarebbe quindi opportuno che la decisione di tornare in campo dopo una commozione cerebrale venisse presa dagli operatori sanitari, e non fosse nelle mani dell’atleta o di chi ha interesse a vederlo giocare", riprendono gli autori, che concludono: «molte organizzazioni sportive hanno riconosciuto le conseguenze potenzialmente gravi dei traumi cranici lievi ma ripetuti, e stanno elaborando piani d’azione per proteggere gli atleti a rischio di lesioni alla testa».
Una ricerca del Neuroscience Research Program del St. Michael's Hospital di Toronto, pubblicata su Brain Injury conferma la preoccupazione degli editorialisti di The Lancet. Il direttore della riccerca spiega: “come in altre competizioni di contatto, i giocatori sono a rischio di traumi da collisione sul campo, ma scarsa attenzione è stata data al suo aspetto più unico che raro: l'uso della testa per controllare la palla, con tutte le possibili conseguenze a lungo termine dei ripetuti traumi cranici”.
Il medico canadese passa in rassegna la letteratura scientifica relativa all'argomento, evidenziando un'incidenza che va dal 5,8 all'8,6 % di commozioni cerebrali sul totale degli infortuni registrati durante le competizioni.
“Il primato assoluto va al calcio femminile con l’8,2% delle commozioni cerebrali, il secondo più alto dopo il football americano”, continua il ricercatore.
L'analisi statistica dimostra che difensori e attaccanti sono i giocatori che accusano più di altri deficit mnemonici, di pianificazione e percettivi, tanto che conseguono i punteggi più bassi nei test di memoria verbale e visiva.
Il pallone da calcio pesa circa 450 gr.e viaggia ad una velocità tra 50 e 80 km l’ora. Grazie all’energia causata dalla velocità, è come se vi colpisse un peso di circa 80 kg. Se si pensa che un calciatore colpisce la palla di testa in media 5 volte per partita, e fino a oltre 250 durante una stagione, non stupisce che alla lunga possa subire danni cerebrali e difficoltà cognitive.
I ricercatori Usa dell'Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University e del Montefiore Medical Center, con una ricerca condotta su 38 giocatori di calcio dilettanti (età media 30,8 anni), hanno trovato nei calciatori livelli di danno simili a quelli visti dai medici nei pazienti con commozione cerebrale. I ricercatori hanno utilizzato una tecnica avanzata di risonanza magnetica per analizzare le condizioni del cervello di questi giovani che giocavano a pallone fin da piccoli, chiedendo anche a ognuno di cercare di quantificare il numero di colpi di testa accumulati in un anno.
Ebbene, sembra che ci sia un limite sicuro di circa 1.000-1.500 colpi di testa l'anno, ma se si supera questa soglia si osservano lesioni significative. Insomma, il problema sembra essere legato ai traumi ripetuti ed è reale.
Così si è visto che basta accumulare più di 1.500 colpi per incappare nei problemi.
I giocatori che più frequentemente colpiscono la palla di testa, come gli stopper e i centravanti di sfondamento, sono i più soggetti a problemi neurologici, come disturbi della memoria e della percezione visiva. Tra i giocatori olandesi, attivi e in pensione, oltre un terzo presenta sintomi neurologici quali mal di testa, capogiro, irritabilità.
Insomma, "l'impatto non ha una potenza tale da danneggiare le fibre nervose del cervello, ma i traumi ripetitivi possono scatenare reazioni a cascata, che possono portare a danni per le cellule cerebrali".
Ad essere danneggiate, poi, sono cinque aree del cervello poste nella parte anteriore e in quella posteriore del cranio. Non solo: in uno studio collegato si è visto che i giocatori più propensi a ricorrere ai colpi di testa hanno ottenuto anche risultati peggiori nei test volti a verificare capacità cognitive come la memoria verbale e tempi di reazione.
Inoltre esiste la possibilità che i traumi cerebrali ripetuti rappresentino un rischio per lo sviluppo di gravi malattie neurodegenerative quali Parkinson e Alzheimer.
Il problema è risaputo, già nell'agosto 2005 è stata approvata dalla federazione americana calcio (Ussf) una fascia-casco per proteggere la testa dei calciatori, perché è stata riconosciuta la pericolosità dei colpi di testa. E fin dall’aprile 2004 nel calcio olandese si è deciso di vietare i colpi di testa nelle categorie giovanili fino a 14 anni.

Pensi che la commozione cerebrale subita date o da un tuo parente non sia stata correttamente diagnosticata? Pensi che a tuo figlio sia stato consentito di continuare l'attività sportiva dopo una commozione cerebrale?

Gli avvocati dello studio legale GRDLEX assistono, su tutto il territorio nazionale, le vittime di negligenza medica, comprese quelli che hanno subito un trauma cranico, ha ricevuto una diagnosi errata in caso di commozione cerebrale o hanno riportato danni più gravi a causa di una commozione cerebrale o altre lesioni cerebrali.

Se hai ricevuto una diagnosi sbagliata e, di conseguenza, hai subito gravi danni, potresti aver diritto ad un risarcimento per le lesioni subite. Oppure, se ritieni, che al tuo bambino è stato permesso di scendere in campo prima che fosse sicuro farlo, l'allenatore o la scuola possono essere ritenuti responsabili per eventuali ulteriori lesioni o danni cerebrali da lui sofferti. 

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