Patologie urologiche: errori medici e conseguenze risarcitorie

Lo Studio Stefano Gallo ha esperienza nell'assistenza alle vittime di danni causati da colpa medica nell'ambito dell'urologia.

Se tu o un tuo parente avete subito un danno alla salute a causa di negligenza, imperizia o imprudenza medica, potreste aver diritto ad un risarcimento.

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Urologia

L'urologo è specializzato nel trattamento di pazienti con disturbi del tratto urinario. La maggior parte dei casi di negligenza medica contro l'urologo hanno ad oggetto la mancata o errata diagnosi della condizione del paziente o errori chirurgici. Poiché i disturbi urologici sono spesso indicatori di condizioni di gran lunga più gravi, come il cancro a testicoli, reni o prostata, è spesso fondamentale che l'urologo individui i problemi che devono essere affrontati al fine di limitare il rischio di lesioni gravi o mortali.

I tre tipi più comuni di richieste di risarcimento per malasanità nell'urologia

Diagnosi errata

La maggior parte dei casi di diagnosi errata riguardano la mancata diagnosi di tumore. I tipi più comuni di diagnosi errata di tumore riguardano, nell'ordine, il tumore alla prostata, il tumore ai reni e quello alla vescica.

Errori chirurgici

La maggior parte delle cause contro gli urologi derivano da errori tecnici commessi in sala operatoria. Senza dubbio gli urologi sono chiamati ad eseguire una grande varietà di procedure chirurgiche quali

  • chirurgia endoscopica (per condizioni come calcoli renali, tumori, stenosi, e blocchi renali)
  • orchiectomia (rimozione di uno o di entrambi i testicoli)
  • vasectomia
  • uretroplastica (ricostruzione o riparazione dell'uretere)
  • ureteroscopia (esame del tratto urinario superiore)
  • cistoscopia (un test che i medici usano per visualizzare il rivestimento interno della vescica e dell'uretra)
  • resezione transuretrale della prostata / prostatectomia (in caso di ingrossamento della prostata)
  • nefrectomia (rimozione in tutto o parte del rene)
  • protesi del pene
  • circoncisione
  • sospensione della vescica

Le complicanze chirurgiche più comuni riguardano l'endoscopia (spesso avulsione ureterale o perforazione), l'orchiectomia, e la protesi del pene.

L'omesso monitoraggio del paziente

Le due principali ricadute causate dal monitoraggio insufficiente del paziente dopo l'intervento chirurgico urologico sono l'infezione e l'uso di farmaci impropri. L'urosepsi, un'infezione che inizia nel tratto urinario ma che, se non controllata, può diffondersi al flusso sanguigno, frequentemente conduce richieste di risarcimento per malasanità (normalmente contro case di cura). Gli errori terapeutici includono la somministrazione di combinazioni di farmaci letali, gli errori di trascrizione, l'overdose ed altro.

Esempi di casi di danni da errore medico nell'ambito dell'urologia

Di seguito sono riportati alcuni ipotesi tipo di richieste di risarcimento per lesioni afferenti la branca medica della urologia. Tenete a mente che ogni caso è diverso ed i risultati concreti di ogni singolo caso variano a causa di fatti e circostanze specifiche.

  • Ad un un'operaio di mezza viene diagnosticato un nodulo alla prostata La biopsia non evidenzia la presenza di tumore L'urologo stabilisce che il paziente era affetto da prostatite - infiammazione della prostata. , prescrive antibiotici e consiglia controllo ed esami del sangue a tre mesi. Prima della biopsia, un internista aveva effettuato un esame del sangue che aveva rilevato una elevata concentrazione di antigene prostatico specifico, che è un indicatore di cancro; questa informazione non è veniva data all'urologo o al paziente. Un caso di omessa comunicazione. L'uomo esegue il nuovo controllo con esame del sangue quattro mesi più tardi. L'analisi mostra un drammatico aumento della concentrazione di sangue di antigene prostatico specifico. Viene effettuata quindi una seconda biopsia della sua prostata che rivela un cancro avanzato. Purtroppo, il cancro era progredito in uno stadio irreversibile e l'uomo muore entro l'anno. La moglie sporge una querela sostenendo che i sanitari della struttura ospedaliera avevano omesso di diagnosticare il tumore di cui il marito era affetto. Gli imputati negano la propria negligenza sostenendo che il defunto non ha eseguito tempestivamente il follow-up e detreminando, per propria colpa, un ritardo nella diagnosi. Gli imputati sostengono, inoltre, che il defunto soffriva di una forma aggressiva di cancro. , per cui anche in caso di trattamento tempestivo il paziente non avrebbe avuto chance di sopravvivenza. I parenti del defunto si costituiscono parte civile ed ottengono la condanna dei sanitari al risarcimento del danno.
  • Un uomo di 59 anni viene sottoposto ad una circoncisione per trattare un'infiammazione al glande. Dopo l'intervento chirurgico, nota una curvatura di 90 gradi dopo ogni erezione del pene. Il paziente citato in giudizio l'urologo che ha condotto l'intervento chirurgico affermando di aver subito un danno da imperizia. cioè che l'urologo non era riuscito ad eseguire adeguatamente la circoncisione. Il collegio di consulenti di parte del danneggiato (un medico legale ed un urologo) rilevano che il convenuto non aveva suturato correttamente il pene determinando una rotazione di 90 gradi della pelle del pene e della vena dorsale. Il medico convenuto sostiene che la circoncisione era stata eseguita correttamente e che la curvatura è il risultato di una condizione precedente asintomatica. I ccttu stabiliscono che la lesione era ascrivibile ad imperizia ed il giudice condanna il medico al risarcimento del danno.
  • Ad un pensionato di 73 viene prescritta una visita da un urologo a causa di un aumento della PSA. L'urologo sceglie di non ripetere il test della PSA per confermare i risultati e suggerisce una biopsia guidata transrettale (TRUS). La procedura viene eseguita con una pistola a molla che attraverso il colon preleva campioni di tessuto della ghiandola prostatica. La procedura è associata ad un alto rischio di infezione causata dalla presenza di E.coli nell'intestino. La procedura viene eseguita anche se l'uomo aveva molteplici condizioni pre-esistenti, il che lo esponeva a maggiore rischio di infezione. Due giorni dopo la biopsia, sviluppa un'infezione E.coli nel tratto urinario. L'infezione progredisce velocemente dal tratto urinario al sangue ed, alla fine, si stabilisce nella spina dorsale come infezione ossea. Il paziente decede due mesi dopo. La famiglia del defunto cita in giudizio la struttura sanitaria per negligenza medica. sostenendo che la convenuta non ha fornito al paziente il consenso informato prima di effettuare la predetta procedura rischiosa. La struttura sanitaria afferma a sua difesa che l'uomo non era un buon candidato per una biopsia perché aveva un gran numero di condizioni preesistenti che avrebbero reso difficile la gestione di infezioni post-operatorie. I ccttu stabiliscono che il deceduto avrebbe dovuto, in ogni caso, essere informato dei rischi associati alla procedura diagnostica effettuata. Le parti addivengono ad una transazione in corso di causa.
  • Una donna di 62-anni, madre di quattro figli, si presenta al pronto soccorso di un ospedale lamentando dolore al fianco destro. Viene eseguita una TAC i cui risultati sembrano deporre per la presenza di un calcolo renale. L'urologo incaricato ordina una litotripsia mediante onde d'urto che, tuttavia, si rivela inefficace nella rimozione della massa. Nove mesi dopo il paziente esegue una serie di radiografie ed una TAC con risultati negativi. Torna in ospedale il mese successivo lamentando maggiore dolore al fianco e anemia. Il medico curante ordina una TAC addome che rivela una massa tumorale di 14x16.4x20 centimetri. Viene iniziato immediatamente il trattamento per il cancro renale, ma purtroppo, la paziente muore entro il mese. La sua famiglia instaura un'azione legale contro la struttura sanitaria per ottenere il risarcimento del danno biologico e da perdita di rapporto parentale affermando che l'urologo aveva omesso di eseguire più ampie scansioni ed esami volti ad identificare correttamente la massa tumorale addominale e che i radiologi non avevano interpretato correttamente le immagini ottenute dagli esami eseguiti. Gli attori affermano, inoltre, che in mancanza delle predette condotte censurabili, si sarebbe potuto effettuare un trattamento che avrebbe evitato lo sviluppo e la metastatizzazione del cancro. La struttura convenuta, invece, nega la responsabilità affermando che le predette condotte dei medici non risultano negligenti, imperite o imprudenti. Le parti addivengono ad una transazione in corso di causa.

Consulenza gratuita

Gli avvocati dello Studio legale Stefano Gallo, sono specializzati in lesioni causate da negligenza, imprudenza o imperizia del medico e quindi anche in casi danni causati da errori chirurgici o da errori nella diagnosi e nel trattamento di condizioni urologiche.

Il risarcimento può essere ottenuto solo in presenza dei presupposti sopra descritti. Un attenta analisi del caso da parte di medici legali esperti è, perciò, fondamentale.

Lo studio legale Stefano Gallo è sito in Roma e segue i propri clienti su tutto il territorio nazionale.

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