
| AVVERTENZA – La storia che state per leggere è basata su fatti reali. Per tutelare la privacy dei protagonisti, i nomi e alcuni dettagli sono stati modificati, senza alterare la sostanza né la gravità degli eventi — che mostrano quanto gli errori sanitari possano incidere profondamente sulla vita delle persone. |
Indice:
- 1. Un esame di routine che si è trasformato in tragedia
- 2. La colonscopia e il rischio di perforazione intestinale
- 3. I sintomi ignorati e la corsa contro il tempo
- 4. La valutazione tecnico-legale: cosa non ha funzionato
- 5. L’azione giudiziaria: il giudizio di merito
- 6. La quantificazione del risarcimento: quasi un milione di euro
- 7. Cosa insegna il caso di Salvatore
- 8. Il ruolo dello Studio Legale Stefano Gallo
1. Un esame di routine che si è trasformato in tragedia
Salvatore è un uomo di 73 anni, pensionato dopo una vita di lavoro, in buone condizioni generali di salute. Un giorno si reca in ospedale per sottoporsi a un esame di routine: una colonscopia, raccomandata dopo la positività al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Si tratta di un accertamento diffusissimo, che nella grande maggioranza dei casi si svolge senza complicazioni e si conclude senza conseguenze.
Ma ciò che doveva essere un semplice controllo si trasforma, nel giro di poche ore, in un dramma irreversibile. Salvatore non tornerà più a casa.
Questa è la storia — ricostruita dallo Studio Legale Stefano Gallo — di un decesso avvenuto dopo una perforazione intestinale non tempestivamente diagnosticata e trattata in un ospedale della provincia di Ragusa, e della lunga battaglia legale condotta dai familiari per ottenere giustizia.
2. La colonscopia e il rischio di perforazione intestinale
La colonscopia è un esame che consente di esplorare il colon — la parte dell’intestino situata subito dopo il retto — mediante l’introduzione di uno strumento endoscopico flessibile. È una procedura diagnostica di uso comune e generalmente sicura, ma non priva di rischi.
Fra le complicanze possibili vi è la perforazione del colon, ossia una lacerazione della parete intestinale. È un evento raro, noto alla letteratura medica, ma potenzialmente letale se non riconosciuto e trattato immediatamente. Alcune condizioni cliniche del paziente aumentano in modo significativo la probabilità di una perforazione:
| PAZIENTI A MAGGIOR RISCHIO DI COMPLICANZA• Pazienti anziani, in cui la parete intestinale è più fragile.• Pazienti con diverticolosi multipla, condizione in cui la parete presenta piccole tasche.• Pazienti con stenosi del lume colico, cioè con un restringimento del canale intestinale. |
Nel caso di specie, durante la colonscopia venivano riscontrati diverticoli e una condizione stenosante del lume colico. Un quadro che, di per sé, collocava Salvatore in una fascia di rischio aumentato. In queste condizioni, le linee di buona pratica medica impongono al gastroenterologo un’attenzione ulteriore:
- avanzamento particolarmente prudente dello strumento endoscopico;
- ridotta insufflazione di aria nel colon;
- attenzione alle angolazioni del segmento intestinale;
- interruzione della procedura in presenza di difficoltà tecniche.
Ma soprattutto, un paziente a rischio aumentato impone una gestione post-procedurale attenta, volta a intercettare ai primi segnali una eventuale complicanza. Ed è proprio su questo secondo versante che, nel caso di Salvatore, si è concentrata la responsabilità dei sanitari.
3. I sintomi ignorati e la corsa contro il tempo
Al termine dell’esame, Salvatore manifestava sintomi che avrebbero dovuto immediatamente allertare l’équipe curante: dolore addominale intenso e gonfiore. Un quadro clinico compatibile con una perforazione intestinale — la complicanza principale di cui il team era, o avrebbe dovuto essere, consapevole in un paziente ad alto rischio come Salvatore.
Nella fase post-procedurale, tuttavia, non venivano disposti tempestivamente gli accertamenti diagnostici essenziali:
- radiografia diretta dell’addome;
- TAC addominale.
Esami che avrebbero potuto — nel giro di poche decine di minuti — confermare o escludere la perforazione e consentire un intervento chirurgico immediato.
Il tempo, in queste situazioni, è decisivo. Una perforazione intestinale non trattata evolve rapidamente in peritonite (infiammazione del peritoneo per fuoriuscita del contenuto intestinale), poi in sepsi (risposta infiammatoria sistemica) e infine in instabilità emodinamica.
Nel giro di poche ore, il quadro clinico di Salvatore precipitava: addome acuto, crisi vagale, grave bradicardia, calo pressorio, aritmia fatale. Nonostante i tentativi rianimatori, Salvatore decedeva circa tre ore dopo l’esame.
4. La valutazione tecnico-legale: cosa non ha funzionato
La moglie e le figlie di Salvatore si sono rivolte allo Studio Legale Stefano Gallo per comprendere se il decesso fosse riconducibile a responsabilità sanitaria.
La valutazione medico-legale preliminare — momento imprescindibile di ogni azione risarcitoria in materia di malpractice — confermava l’ipotesi della colpa medica e dell’evitabilità del danno:
| ESITO DELL’ANALISI PRELIMINARE• Colpa medica (errore nella gestione post-procedurale)• Evitabilità del danno con condotta clinica adeguata |
4.1 L’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP)
Sulla scorta di tale valutazione, lo Studio ha promosso un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP), previsto obbligatoriamente dall’art. 8 della Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli-Bianco) per chiunque intenda instaurare una causa in materia di responsabilità sanitaria. L’ATP costituisce una fase preprocessuale — regolata dall’art. 696-bis c.p.c. — e ha una duplice finalità:
- cristallizzare in sede neutrale — cioè davanti al Giudice e non alle parti — i profili medico-legali del caso;
- stimolare una conciliazione prima dell’apertura del giudizio di merito.
4.2 La Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU)
Il Giudice nominava, quali propri consulenti tecnici, un medico legale e un gastroenterologo — scelta che rispecchia la necessità di integrare le competenze giuridico-mediche con quelle iperspecialistiche del settore. La perizia individuava tre punti centrali:
| I PUNTI CHIAVE DELLA CTU1. Paziente ad alto rischio: la colonscopia avrebbe richiesto una maggiore cautela tecnica.2. Gestione post-procedurale non diligente: mancata attivazione degli accertamenti radiologici a fronte di sintomi compatibili con perforazione.3. Evitabilità del decesso: una condotta clinica corretta avrebbe molto probabilmente evitato la morte del paziente. |
4.3 Il nesso causale: “più probabile che non”
Nel giudizio civile — a differenza di quello penale, ove opera il criterio dell’oltre ogni ragionevole dubbio — il nesso causale viene ricostruito secondo il criterio della “preponderanza dell’evidenza” o del “più probabile che non” (Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 581): è sufficiente che il fatto ipotizzato risulti più probabile rispetto all’ipotesi contraria, secondo un criterio mutuato dalla giurisprudenza anglosassone della preponderance of evidence.
Applicato al caso di Salvatore: se si fosse intervenuti in tempo, egli sarebbe molto probabilmente sopravvissuto. Questa affermazione — supportata da una CTU rigorosa — costituisce il perno della decisione del Tribunale.
5. L’azione giudiziaria: il giudizio di merito
Acquisito un impianto tecnico solido, lo Studio Legale Stefano Gallo ha promosso nei confronti dell’Azienda Sanitaria un’azione di merito — cioè una causa civile volta ad accertare i fatti e a ottenere una sentenza di condanna. Le voci di danno richieste sono state le seguenti:
| TIPI DI RISARCIMENTO RICHIESTO1. Danno da perdita del rapporto parentale iure proprio in favore della moglie e delle figlie di Salvatore.2. Danni iure hereditatis: danno biologico terminale e danno morale catastrofale patiti dallo stesso Salvatore nelle ore precedenti il decesso.3. Rifusione delle spese di lite, comprese quelle sostenute per l’ATP. |
La struttura sanitaria si è costituita in giudizio contestando ogni addebito. Il Tribunale di Ragusa, tuttavia, valorizzando la relazione della consulenza tecnica resa all’esito dell’ATP, ha:
- rigettato le eccezioni preliminari della struttura sanitaria;
- accolto la domanda quanto alla responsabilità della struttura ex art. 1218 c.c. (Legge Gelli-Bianco, art. 7) e al nesso causale con il decesso.
6. La quantificazione del risarcimento: quasi un milione di euro
Il Giudice ha riconosciuto il danno da perdita del rapporto parentale in favore della moglie e delle figlie di Salvatore, applicando le Tabelle del Tribunale di Milano — edizione 2024 — di riferimento nazionale per la liquidazione del danno non patrimoniale.
| RISARCIMENTO LIQUIDATO IN SENTENZAImporti complessivi prossimi a 1.000.000,00 euro, comprensivi di interessi compensativi.+ Rifusione integrale delle spese di lite e del procedimento di ATP |
Un risultato che, se da un lato non potrà restituire alla famiglia il proprio caro, dall’altro riconosce nella maniera più solenne — con una sentenza — la responsabilità della struttura sanitaria e il diritto dei familiari a un ristoro proporzionato al dolore della perdita e alle sue conseguenze concrete sulla vita di ciascuno.
7. Cosa insegna il caso di Salvatore
Questo caso ricorda una cosa molto semplice, ma fondamentale. La perforazione del colon è una complicanza possibile della colonscopia, che può accadere anche quando l’esame è eseguito correttamente. Ma quando, dopo la procedura, compaiono sintomi chiari — dolore addominale intenso, gonfiore, peggioramento rapido delle condizioni — il compito dei sanitari è quello di fermarsi, sospettare la complicanza e verificare immediatamente cosa sta accadendo.
In medicina, il tempo può fare la differenza fra una complicanza gestibile e una tragedia. Nel caso di Salvatore — secondo il Tribunale di Ragusa — il tempo è stato lasciato passare senza fare ciò che avrebbe evitato la morte del paziente.
Per questo il Giudice ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria e il diritto dei familiari al risarcimento per la perdita del loro congiunto. Perché quando un evento avverso non viene riconosciuto e trattato con la necessaria tempestività, non si tratta più solo di una complicanza medica.
Si tratta di responsabilità — nel senso di dovere di rispondere delle proprie azioni e delle conseguenze che esse producono sulla vita delle persone.
8. Il ruolo dello Studio Legale Stefano Gallo
Lo Studio Legale Stefano Gallo — attivo in tutta Italia e con un’esperienza specifica nel diritto sanitario e nella responsabilità professionale medica — ha assistito la famiglia di Salvatore in ogni fase del percorso: dalla valutazione medico-legale preliminare, alla procedura di Accertamento Tecnico Preventivo, fino alla sentenza di condanna della struttura sanitaria.
Se ritieni che un tuo familiare abbia subito un danno per un errore o un’omissione dei sanitari — durante una colonscopia o in occasione di un altro atto medico — contatta lo Studio per una valutazione riservata e senza impegno del caso.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Il presente caso è stato ricostruito e analizzato sulla base della sentenza del Tribunale di Ragusa e alla luce del seguente quadro normativo e giurisprudenziale.
Fonte primaria
1. Sentenza del Tribunale di Ragusa resa all’esito dell’azione di merito promossa dallo Studio Legale Stefano Gallo per conto della famiglia del paziente (riferimenti oscurati per motivi di riservatezza).
Normativa di riferimento
2. Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli-Bianco), in materia di sicurezza delle cure e responsabilità professionale — in particolare art. 7 (responsabilità della struttura sanitaria) e art. 8 (obbligatorietà dell’Accertamento Tecnico Preventivo).
3. Art. 696-bis del Codice di Procedura Civile in materia di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite.
4. Artt. 1218, 2043, 2059 c.c. e art. 589 c.p. (omicidio colposo) in materia di responsabilità del sanitario e della struttura.
Giurisprudenza
5. Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 581, in materia di nesso causale nel giudizio civile secondo il criterio del “più probabile che non” (preponderanza dell’evidenza).
6. Cass., Sez. Un., 11 novembre 2008, n. 26972, in materia di danno non patrimoniale e sue componenti (danno biologico, morale, esistenziale).
7. Cass., 21 aprile 2021, n. 10579, in materia di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale.
8. Cass., 25 giugno 2020, n. 25164 e Cass., 19 gennaio 2023, n. 1607, in materia di danno biologico terminale e danno morale catastrofale (categorie chieste in via ereditaria iure hereditatis).
Riferimenti tabellari
9. Tabelle del Tribunale di Milano — edizione 2024, elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile del Tribunale di Milano; riferimento nazionale per la liquidazione del danno non patrimoniale (Cass., 7 giugno 2011, n. 12408).
Avvertenza. Il presente contributo ha finalità informativa e divulgativa. Ogni caso di responsabilità sanitaria è unico e richiede una valutazione specifica; i risultati ottenuti in casi analoghi non costituiscono garanzia di analogo esito in casi futuri. Per una valutazione della propria specifica situazione, si invita a contattare lo Studio Legale Stefano Gallo.


